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Stenosi lombare

aggiornato il 14/01/2019

La colonna vertebrale è costituita da sette vertebre cervicali, dodici vertebre toraciche e cinque vertebre lombari, oltre al sacro ed al coccige. Ogni vertebra (ad eccezione delle prime due vertebre cervicali che hanno una anatomia a sé stante) è costituita da una parte anteriore di forma cilindrica, il cosiddetto corpo vertebrale, ed una parte posteriore con forma grossolanamente “ad anello” costituita da strutture quali peduncoli, lamine e processo spinoso. La successione dei diversi anelli sovrapposti forma il cosiddetto canale vertebrale, che contiene e protegge il midollo spinale e le radici nervose. Le radici fuoriescono dal canale spinale in corrispondenza di ciascuno spazio intervertebrale attraverso i forami intervertebrali (o di coniugazione).

La stenosi vertebrale è un restringimento del canale spinale e dei forami intervertebrali. Può essere congenita oppure acquisita, e conseguente a processi degenerativi o eventi traumatici. Tra le cause acquisite di stenosi vi sono l’ipertrofia di strutture osteo-articolari vertebrali come il legamento giallo e le faccette articolari, la presenza di protrusioni discali e di osteofiti. Il grado di stenosi non è statico, ma varia al variare della posizione del rachide: la flessione della colonna la migliora di circa l’11%, mentre un peggioramento, di pari grado, si ottiene con l’estensione.

La stenosi del canale lombare si presenta più comunemente con disturbi sensitivi agli arti inferiori, dolore lombare irradiato alle gambe e debolezza muscolare. Tale sintomatologia si presenta generalmente con le modalità della claudicatio neurogena: insorge con la deambulazione (spesso si presenta dopo distanze specifiche), per poi scomparire con il riposo, la flessione del rachide o la posizione seduta.

Gli esami radiologici utili per la diagnosi e la programmazione della terapia per la stenosi lombare sono TC, risonanza magnetica e radiografia dinamica. Studi elettrofisiologici degli arti inferiori possono supportare la diagnosi e definire oggettivamente la presenza ed grado di danno nervoso.

La maggior parte di pazienti senza significativi deficit neurologici può essere trattata conservativamente, con trattamento riabilitativo ed antalgico.

Il trattamento chirurgico ha come obiettivo quello di ampliare il canale vertebrale. Ciò può essere ottenuto con una “semplice” laminectomia decompressiva, e cioè l’apertura del canale vertebrale mediante asportazione della sua parte più posteriore (lamine e processi spinosi), oppure di una laminectomia associata a fusione vertebrale (con posizionamento aggiuntivo di dispositivi intersomatici, viti e barre in titanio per stabilizzare il corrispondente tratto di colonna vertebrale), che può essere indicata nei pazienti con associata spondilolistesi, scoliosi o instabilità.

Bibliografia

- Caputy AJ, Luessenhop AJ. Long-Term Evaluation of Decompressive Surgery for Degenerative Lumbar Stenosis. J Neurosurg. 1992; 77:669–676.
- Chang Y, Singer DE, Wu YA, Keller RB, Atlas SJ. The effect of surgical and nonsurgical treatment on longitudinal outcomes of lumbar spinal stenosis over 10 years. J Am Geriatr Soc. 2005 May;53(5):785-92.